Intervista a Vincenzo Romano (Gran Maestro Aggiunto)

Vincenzo Romano è stato eletto Gran Maestro Aggiunto della Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori alla Grande Assemblea che si è svolta a Roma il 14 dicembre 2013. Laureato in giurisprudenza in passato è stato presidente di due municipalizzate in provincia di Ferrara, presidente di una società finanziaria di leasing, vicepresidente vicario di una banca popolare, ha fatto parte dei Cda dell’Aci di Cosenza, per un periodo breve è stato assistente volontario di diritto penale a Ferrara, imprenditore nel campo delle concessionarie, attualmente ha una serie di progetti nel settore della costruzione delle pompe bianche, ovvero quelle senza logo delle società petrolifere. E’ separato, ha due figli avvocati che vivono a Torino. Entrato in massoneria vent’anni fa, ha raggiunto il 33mo grado. Tra le diverse cariche ricoperte, è stato Maestro Venerabile in una Loggia a Corigliano Calabro. E’ stato vice delegato della regione Calabria e poi delegato magistrale.

 

Iniziamo da quando ha ricoperto il ruolo di vice delegato per la regione massonica calabra.

 
Già da vice delegato, prendevo le decisioni in autonomia perché il delegato era di Forlì e veniva in Calabria per poche ore. C’era un rapporto fiduciario importante. Anche se oggi questofratello non è più nella nostra Obbedienza, devo dire che non mi ha mai contrastato e anche quando c’era una visione diversa sulle cose è stato lui a fare un passo indietro. Da delegato magistrale ho poi continuato quell’opera.
 
Chi conosce la storia, sa che in quegli anni uscivate da una diaspora.
Abbiamo preso la delegazione dopo la prima elezione di Luigi Pruneti a Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro, sei anni fa. Nell’altra coalizione era candidato alla carica di Luogotenente il fr. Giorgio Santoro che non accettò la sconfitta, andò via creando una diaspora nell’Obbedienza in Calabria, non solo per i fratelli che andarono con lui ma anche perché molti andarono via decidendo di non aderire a nessun’altra istituzione massonica. Era il periodo in cui si raggiunse il minimo storico di numero di affiliati in Calabria. E’ stato necessario un lavoro molto duro, fatto anche da altri fratelli che hanno capito quali erano le necessità e mi hanno supportato, riuscendo a trovare il giusto spirito di appartenenza e fratellanza.
 
Da allora che cosa è cambiato?
Siamo passati da meno di cinquecento fratelli e novecento fratelli. Abbiamo aperto la provincia di Crotone, che esisteva solo sulla carta, orienti nuovi come quelli di Scalea, Amantea, Lamezia Terme dove eravamo completamente assenti. Abbiamo aperto tre nuove officine a Vibo Valentia, tre a Crotone, tre a Lamezia, una a Catanzaro, tre in Magna Grecia, in tutto ventuno officine nuove. Sono state create anche nuove camere di rito, quella di 9° a Guardia Piemontese, in Magna Grecia il 9°, 18° e 30°, anche a Catanzaro e a Vibo Valentia.
 
Risponda con onestà: alla quantità dei fratelli che entrano in massoneria corrisponde sempre la qualità?
Con tutta onestà, questo è un assioma che non sempre funziona. Per quanto ci riguarda, tuttavia, sono convinto che siamo cresciuti numericamente ma anche in qualità nel senso che abbiamo ritrovato armonia ed eggregore. Abbiamo fatto proselitismo preciso che ci ha dato risultati importanti, sia a livello culturale –nella nostra istituzione ad esempio abbiamo docenti e assistenti universitari, c’è anche una persona di cui non posso svelare il nome che è presidente di un grosso ente culturale nazionale- sia nell’acquisizione di soggetti che si distinguono nel proprio campo professionale. Abbiamo delle grosse individualità, imprenditori, avvocati, medici, architetti.
 
Questa presenza così capillare nelle professioni, negli ospedali e in genere nella società come si lega al mutuo aiuto?
Voglio fare un discorso molto chiaro. Il mutuo soccorso deve appartenere alla massoneria ma non sempre in realtà appartiene a tutti. Non esiste il mutuo soccorso per decreto, perché deriva da un sentimento di amore fraterno. E’ un sentimento che si costruisce. Chi all’interno dell’istituzione fa bene il proprio lavoro di apprendista, acquisisce quegli elementi fondamentali scritti nei nostri templi “libertà uguaglianza, fratellanza”. Diciamoci la verità, il nostro mondo non è idilliaco. Si può entrare in massoneria per tanti motivi, per curiosità, per amicizia, perché ci si aspettano risposte forti. Solo coloro i quali riescono a fare un salto di qualità dopo l’iniziazione siamo capaci di fare un buon lavoro. Iniziati lo siamo tutti, massoni no.
 
Massoneria in Calabria. Inevitabile citare le inchieste giudiziarie in cui la massoneria viene citata.
Noi paghiamo una cosa che non ci riguarda come massoni ma ci riguarda come cittadini italiani. La nostra Costituzione è bellissima ma presenta tante falle al suo interno. In Italia non è mai stata emanata una legge d’attuazione che regolamenti l’associazionismo. Questo vale per i sindacati e per i partiti politici, così come per la massoneria. Qualcosa è cambiato dopo lo scandalo P2 che ha portato alla legge Anselmi. E’ una norma molto restrittiva che in realtà distingue solo tra associazionismo segreto e associazionismo palese. Da questo punto di vista noi abbiamo le carte in regola perché le nostre sedi sono dichiarate presso le forze dell’ordine, usciamo sui giornali quindi ci rendiamo palesi, di fronte alle sedi ci sono le targhe con la dicitura “Gran Loggia d’Italia”. Nessuno si nasconde. Il problema è che mancando questa legge d’attuazione, in Italia bastano dieci persone per formare un’obbedienza massonica. Noi non abbiamo il copyright della massoneria, quindi non siamo in grado di evitare che ci siano forme associative massoniche che degenerino in devianze. Non abbiamo nulla per poter contrastare questi fenomeni.
 
Come si fa a distinguere la massoneria regolare da quella deviata?
Innanzitutto si può utilizzare uno strumento molto semplice che è quello di comparire sui mass media. Noi abbiamo il dovere  di far sapere all’opinione pubblica, che a volte ci guarda con grande diffidenza, quali sono i nostri valori e i nostri principi. Se noi non facciamo questo, il mondo della profanità difficilmente riesce a distinguere. E molto spesso succede che persone perbene dicano di si, avvicinate da qualcuno che faccia loro la proposta di entrare in massoneria, non sapendo che in Italia ci sono 157 obbedienze. In Calabria ne abbiamo contate circa trentadue. Poi magari lo scoprono dopo di essere finiti in un mondo particolare e vanno via pensando che il mondo massonico sia tutto uguale. Noi abbiamo il dovere di informare ma anche chi si avvicina alla massoneria deve farlo. Anche il numero è importante. Noi abbiamo 11.500 fratelli in tutta Italia, ci sono massoneria anche a Cosenza che non arrivano a duecento fratelli. E’ chiaro che la questione va vista con attenzione. Proprio perché non abbiamo copyright della massoneria non possiamo impedire a dieci persone con scarsa propensione all’eticità e alla morale, e con alta propensione all’affarismo e all’illegalità di poter costituire un’obbedienza massonica. Noi possiamo distinguerci.
 
Come si distingue la Gran Loggia d’Italia degli Alam?
La Gran Loggia d’Italia ha sempre esaltato i rapporti culturali, un concetto di solidarietà non in senso negativo ma di indirizzo particolare che a volte non palesiamo neppure. Ad esempio, sono stati messi a disposizione degli alluvionati della Sardegna ventimila euro. Guardiamo con molta attenzione le persone che entrano al nostro interno. Oltre al certificato penale e dei carichi pendenti, sappiamo che non basta e facciamo ulteriori indagini approfondite. Questo non significa che non possiamo sbagliare. Quando ci accorgiamo dell’errore, però, interveniamo in maniera rapida e allontaniamo qualsiasi persona che possa essere perlomeno sospetta.
 
E’ successo?
E’ successo, anche di recente, ma non posso dire altro. Non siamo perfetti.
 
Cosa può fare la massoneria per la Calabria?
Può fare tanto. Anzi, dovrebbe fare di più. Siamo nella fase in cui stiamo passando dal massimo della riservatezza all’apertura totale. Di recente abbiamo anche convocato conferenze stampa nei nostri templi. Però, dobbiamo vincere la mentalità dei nostri stessi fratelli. La prima volta che pensai di organizzare la borsa di studio per gli studenti delle scuole medie superiori nella provincia massonica della Magna Grecia, quando ci presentammo ai licei per affiggere la locandina, quasi non ci facevano entrare e addirittura staccavano la locandina dopo che eravamo andati via. Oggi, dopo cinque anni, non è più così. E la cosa più importante è un’altra. Alla manifestazione pubblica che conclude l’iniziativa, il primo anno feci pure fatica a far venire i fratelli. L’ultima edizione invece ha visto una sala pienissima e abbiamo concluso, non a caso, con il presidente della commissione antindrangheta della regione Calabria. Lo abbiamo fatto per dare un segnale forte e far capire che la Gran Loggia d’Italia non ha nulla a che fare con le deviazioni massoniche e a volte, diciamolo pure, anche ‘ndranghetiste. Il tema assegnato agli studenti era sulla legalità. Abbiamo poi promosso un convegno a Cosenza “Una sorgente, tanti fiumi” in cui siamo andati ad analizzare quante obbedienze c’erano in Calabria e quale tipo di devianza potessero avere. Stiamo lavorando per fare comprendere all’opinione pubblica cosa c’è nella galassia massonica. Combattiamo questa battaglia, però, quasi da soli. Altre obbedienze, anche più grosse della nostra, ci stanno mettendo anni. So che di recente il Grande Oriente d’Italia ha chiuso una loggia a Siderno, ci hanno messo dieci anni ad accorgersene? Qualcuno dice che lo abbiano fatto perché tra poco ci sono le elezioni. Io non dico questo ma di certo c’è stato un ritardo notevole su questa iniziativa.
 
Qualcuno associa alla massoneria un fiorente mercato immobiliare.
Noi gestiamo il denaro dei fratelli in misura minima, non mettiamo le mani nelle tasche dei fratelli. Prendiamo solo i soldi che servono a pagare la sede, energia elettrica, francobolli, riscaldamento. Non andiamo oltre, non approfittiamo. Abbiamo una politica oculata nella gestione dei fondi e spesso i residui di bilancio ci consentono di comprare immobili ma non abbiamo alcuna società immobiliare. I beni sono intestati al Centro sociologico italiano che è la nostra associazione di riferimento. In tutto abbiamo una quarantina di immobili, comprati in sessant’anni di attività. Non abbiamo fatto grossi investimenti immobiliari.
 
Come sono i rapporti con le altre obbedienze massoniche?
Abbiamo sempre cercato di avere rapporti a livello nazionale con il Grande Oriente d’Italia perché la nostra madre è unica. Poi ci siamo divisi nel 1908 perché il Gran Maestro dell’epoca voleva imporre ai propri deputati massoni di votare a favore della mozione Bissolati che doveva portare all’introduzione dell’insegnamento della religione cattolica nella scuola. Noi pensavamo all’epoca che non era giusto e che bisognava lasciare la decisione ai singoli fratelli in Parlamento. Su questo ci siamo divisi ma l’origine è comune. Questa comunanza ci porta a guardare verso di loro con interesse. Con le altre obbedienze non abbiamo grandi rapporti ma devo dire che siamo anche molto cauti ad averli perché non ne conosciamo fino in fondo la consistenza, i principi, i valori, l’eticità, la morale. Questo non significa che non abbiano queste qualità, ce ne possono essere anche di piccole e serie, però ci andiamo con i piedi di piombo.
 
I vostri rapporti con la Chiesa?
Paghiamo una scomunica che ormai è ridicola, risale a cento anni fa. Abbiamo sempre cercato di instaurare rapporti buoni. Al nostro interno abbiamo anche avuto sacerdoti affiliati alla massoneria. Abbiamo cercato di aprire un dialogo con il Vaticano e qualche anno fa ci eravamo riusciti con una serie di lettere scambiate con la segreteria di Stato vaticana. Tuttavia c’è una certa rigidità da parte della Chiesa per via dei dogmi. Noi giuriamo sul libro sacro che è la Bibbia, non abbiamo nulla contro la Chiesa. E’ la Chiesa che non accetta il nostro modo di pensare. Non viviamo con i dogmi, a noi invece piace fare le nostre riflessioni, confrontarci, pensare. Questo ci distingue. La Chiesa ha molti pregiudizi nei nostri confronti.
 
Papa Bergoglio ha fatto molte aperture, può verificarsi qualcosa di positivo anche nei confronti della massoneria?
Papa Bergoglio finora si è dimostrato un ottimo Papa ma non  so se abbia qualche pregiudizio nei nostri confronti. Aspettiamo e se non saranno reazioni ci dichiariamo pronti ad abbracciare il mondo cattolico. Noi non imponiamo ai nostri fratelli nessun obbligo di appartenenza religiosa. Nelle nostre logge non si parla di politica né di religione, accettiamo qualsiasi credo. L’importante è che i fratelli non siano atei. Noi non parliamo di Dio non perché non lo riconosciamo ma perché gli diamo una definizione diversa, lo chiamiamo Grande Architetto dell’Universo che può essere il nostro Dio, quello dei buddisti, quello degli islamici.
 
Da poco è stata rinnovata la Gran Maestranza. Quali sono le linee guida?
Le linee guida sono contenute nel programma, che è un volume corposo, di chi ha vinto. Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro è stato eletto Antonio Binni. E’ difficile sintetizzare. Di sicuro il programma dà molta importanza alla cultura, e questo ci ha distinti dagli altri candidati. Si apre al mondo della profanità, del giornalismo. Questa Gran Maestranza ha intenzione di istituire un premio giornalistico rivolto a chi scriverà della massoneria, ci auguriamo bene ma comunque con inchieste serie. Questo ci consentirà di dare visibilità alla massoneria nel mondo profano. Altre cose riguardano la gestione interna dell’Obbedienza.
 
Il momento elettorale è profano anche in massoneria. Si profila una lotta fratricida?
Le elezioni in massoneria sono un momento esaltante  e democratico sia nelle singole logge sia nei vertici nazionali. E’ un percorso bello e positivo perché ai fratelli viene data la possibilità di eleggere i propri rappresentanti, e questo non è poco. Però, ahimè, ognuno di noi ha un bagaglio di profanità dalla quale non riusciamo a sganciarsi mai completamente. I massoni non sono perfetti e nel momento elettorale la profanità emerge. E’ tuttavia difficile da capire perché non abbiamo stipendi, non abbiamo prebende di alcun tipo. Questo acuirsi del confronto elettorale perché avviene? Io mi do questa risposta: perché si ha voglia di partecipare e mettersi al servizio. Ricoprire dei ruoli in massoneria significa mettersi al servizio degli altri, questa è la sostanza.
 
Non è la conquista di un posto di potere o di visibilità?
Potere? Ne abbiamo molto meno di quanto si pensi. Visibilità si, in questo momento essendo Gran Maestro aggiunto sto rilasciando un’intervista, per esempio. Ma a cosa serve, è la domanda successiva. Serve a me per gloria personale? Non lo so se apparendo sul giornale con la foto e farsi conoscere come massone in questo momento sia positivo, forse no. A me non interessa perché io ci credo. Il punto è che non serve alla persona ma all’Obbedienza, perché attraverso questa intervista contribuiamo alla pubblicità dei nostri valori e principi, alla distinzione dalle logge deviate. Altrimenti, per il resto, non credo di ricevere altre utilità da questa intervista.
 
La Gran Loggia d’Italia accoglie anche le donne.
Quando nacque la massoneria moderna, nel 1719, nei Landmark c’era scritto che non potevano entrare donne, schiavi e uomini di colore. Ma a quell’epoca le donne non avevano nemmeno diritto di voto. Il loro ruolo era secondario. Nel frattempo la società si è evoluta. E poi noi diciamo di lavorare per migliorare il mondo ma il mondo non è fatto solo di uomini. Sarebbe incoerente. Noi siamo l’unica grande obbedienza italiana che ha aperto alle donne e per noi sono una grande risorsa. Avere un confronto con le sorelle, dotate di una spiccata sensibilità, è sempre positivo.
 
Secondo un recente sondaggio  pare che siano aumentati i giovani che bussano alla porta dei templi massonici.
Da cinque anni la Gran Loggia d’Italia ha costituito la Consulta dei giovani massoni, della quale fanno parte i giovani al di sotto dei quarant’anni di età. Per noi sono una risorsa perché ci danno l’opportunità di rapportarci con un mondo che altrimenti ci sfugge, con un linguaggio e un modo di pensare moderno. Dall’altra parte ci consente di creare una classe dirigente per il futuro. La Calabria è una delle regioni con più fratelli giovani.
 
Innovazione e tradizione funziona anche per la massoneria.
Bisogna trovare il mix giusto. Non è pensabile che i giovani possano fare di tutto all’interno dell’Obbedienza così come non è pensabile che i fratelli “diversamente giovani” possano avere la freschezza che hanno i giovani. Bisogna anche far capire ai giovani che hanno bisogno della saggezza che deriva in parte dall’esperienza e bisogna far capire ai fratelli meno giovani che la gioventù è anche entusiasmo e attivismo.