Gioacchino da Fiore nella cultura massonica europea

 

Binni: "Gioacchino da Fiore esegeta della simbologia"

 

 Gioacchino ci piace perché si muove nell'ambito di un sogno, un mondo nuovo dove tutti sono fratelli perché figli di un unico principio. L'auspicio profondo che ci anima è che ci unisca l’amore”. Così il Sovrano Gran commendatore Gran Maestro Antonio Binni ha aperto il convegno che la Gran Loggia d'Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori ha organizzato a Cosenza sulla figura di Gioacchino da Fiore e il suo pensiero nella cultura massonica europea. “L’abate di spirito profetico dotato -ha spiegato Binni- è stato un grande esegeta della simbologia e la massoneria fa uso della simbologia. Se la parola può separare, il simbolo invece congiunge”.

Il convegno è stato introdotto dal Gran Maestro Aggiunto Enzo Romano, il quale ha posto l'accento sulla visione di Gioacchino dell’età dello Spirito, utopia alla quale i massoni guardano con interesse, e preceduto da un minuto di silenzio che il Delegato magistrale per la Calabria, Davide Tarsitano, ha voluto tributare “alle vittime degli attentati di Parigi e di tutte le ideologie sbagliate e malate”. Tarsitano ha sottolineato l’apertura della Gran Loggia d’Italia alla società civile e i valori di tolleranza e dialogo di cui la massoneria è portatrice: “Dopo il tumulto delle passioni che ci ha animato dopo gli ultimi accadimenti in Francia è nostro dovere fermarci a ragionare, dobbiamo cercare ciò che unisce e non ciò che divide”.

A entrare nel vivo del tema del convegno è stato il prof. Pietro De Leo, già ordinario di storia medievale dell’Università della Calabria, il quale ha sottolineato come Gioacchino da Fiore sia una figura che ha interessato credenti e non credenti per molti secoli. “E’ stato un poeta frainteso (di lui si è arrivati alla definizione di profeta) oppure uno sconfitto della Chiesa, visto che la nuova Età, con l’avvento di una nuova società, tarda ad arrivare?”, è la domanda posta dall’accademico. Non è certamente un caso che il cardinale Henri De Lubac abbia sostenuto che il pensiero di Gioacchino da Fiore fosse al di sopra di tutte le religioni e nella sua apertura al dialogo è compresa anche la Massoneria.

Appassionato l’intervento del presidente del Centro studi gioachimiti Riccardo Giuseppe Succurro e l’illustrazione del Liber Figurarum, celebre opera con la quale l’abate florense spiegava concetti teologici complessi. Uno dei meriti di Gioacchino da Fiore è “avere rotto l’ansia cupa dell’attesa della fine del mondo che imperava nel medioevo, lui libera gli uomini dal terrore della storia. Gioacchino rimette al centro Cristo ma nella sua concezione il tempo rifiorisce, ringiovanisce, non si consuma come nel medioevo nell’attesa della seconda venuta”. L’operazione straordinaria del fine teologo è la concezione trinitaria della storia: “In ogni momento c’è un presente che si interseca con il passato e ha già l’anticipazione del futuro”. Gioacchino da Fiore, ha concluso Succurro, è una figura sempre attuale perché “in un momento di crisi ideologica emerge il bisogno di cercare un senso della storia e contemporaneamente Gioacchino caratterizza le coscienze”.

Il professore Alfredo Prisco, saggista, ha intrattenuto il pubblico sulla numerologia gioachimita che trova molti punti di contatto con la Massoneria. A partire dai numeri tre, cinque e sette che nella concezione gioachimita corrispondono rispettivamente alle proprietà delle persone, alle relazioni e ai modi con cui Dio viene espresso mentre dall’altro lato sono numeri simbolici anche per la Massoneria. Notevoli sono le corrispondenze dell’Abbazia florense con la proporzione aurea, la figura del pentagono perfetto, i numeri tre e quattro che simboleggiano il passaggio dalla materialità alla metafisica.

 

Michele Moramarco, saggista, scrittore della cultura massonica e autore musicale, è intervenuto al convegno in video. “C’è per me un suggestivo motivo di continuità nell’essere qui oggi. Il testo più corposo che ho dedicato alla Massoneria, la Nuova Enciclopedia Massonica, si concludeva con un riferimento a Gioacchino”. L’ultima nota dell’ultima pagina del secondo volume, uscito nel 1989 (il terzo, del 1995, venne poi concepito come volume integrativo), recita infatti: “La Massoneria di tradizione si oppone allo spirito dei tempi, ma – come ha ben osservato l’intellettuale cattolico H. de Lubac ne La posterità spirituale di Gioacchino da Fiore, prepara il “tempo dello Spirito”; in ambedue i volumi di cui consta l’opera, de Lubac sottolinea la copiosissima presenza massonica nelle tendenze millenaristico-spirituali che dal ‘700 ad oggi hanno riproposto l’attesa della “terza età” (quella dello Spirito Santo, dopo quelle del Padre e del Figlio) e afferma che la tradizionale venerazione muratoria per San Giovanni Evangelista, l’apostolo preferito da Gioacchino e da tutti gli Spirituali, “rende sensibilmente manifesta l’appartenenza della massoneria alla vasta corrente gioachimita”.

Della pubblicazione degli atti del convegno farà parte, infine, la relazione della prof. Daniela Novarese, ordinario Storia delle istituzioni giuridiche e politiche  nell’Università di Messina sul tema : “Tres mundi status, fra visione ternaria gioachimita e concezione tripartita della società nel Regno normanno di Sicilia. Radici ideologiche e apporti culturali”.

 

Il S.G.C.G.M. Antonio Binni ha concluso i lavori del convegno rilevando come il dovere per il massone non è un imperativo ma un richiamo della coscienza. Il concetto dell’incommensurabilità di Dio, o Grande Architetto, “si ritrova nelle parole, nei simboli, nelle pietre, in ognuno di noi. Ecco perché siamo pungenti nei confronti delle religioni, per noi il sacro è mistero, non si può conoscere se non si conosce il tutto e solo con la conoscenza del tutto si arriva alla verità”.

I profeti autentici –ha affermato ancora- sono quelli che pensano al futuro e lavorano per il futuro, si pongono il problema del tempo. Per la Massoneria il tempo è circolare, siamo gioachimiti perché il presente ha già un contatto col futuro come ce l’ha col passato. Noi abbiamo il senso della storia perché siamo contemporaneamente testimoni e costruttori. Siamo testimoni perché vogliamo portare nella storia i valori eterni e vogliamo essere anche costruttori, costruttori di ponti”. Antonio Binni ha sottolineato: “Noi massoni siamo persone limpide che lavorano per il bene dell’umanità, conoscono solo il linguaggio dell’amore e l’amore non vuole contraccambio. Siamo tutti figli di un unico cielo, questo è il nostro credo e lo affidiamo alla comunità”.

 

Galleria fotografica

 

 

 

Rassegna stampa